Una lettera al sindaco Giuliano Piasapia e all’assessore Stefano Boeri

“Se gli adulti dimenticano i bambini, dimenticano il loro stesso futuro, se li perdono, perdono il senso stesso della vita.”

Buongiorno,
questa lettera la scrivo a nome dei miei bambini: Riccardo, 4 anni e Martina 6, a cui devo una risposta.

“Mamma, quando torniamo alla Casa delle Storie a “fare” gli spettacoli con la rana Bila?”
Me l’hanno chiesto ad ottobre, perchè l’inverno precedente e quello prima ancora abbiamo partecipato a diversi spettacoli nel foyer del Teatro Smeraldo.
I bambini sono giudici spietati e sinceri e se me l’hanno chiesto è perché quelle esperienze avevano lasciato dentro di loro qualcosa. Non erano solo storie belle da ascoltare o da  vedere, erano belle da vivere, erano un modo per riflettere e interpretare in prima persona le favole, per diventare, per una volta, protagonisti, spettATTORI. Per vedere anche i propri genitori recitare insieme agli attori, trasformarsi, mettersi in gioco.
Non sto a dilungarmi e a dirvi come questo sia il risultato di una passione che si avverte immediatamente, un’attenzione ai dettagli, una cura estrema per la scelta degli interpreti, delle musiche, dei testi. Studio, passione, talento. Cosa c’è di più prezioso?
Eppure da maggio 2012, da quando il teatro è stato venduto, La Casa delle Storie non ha più uno spazio. Io non ho avuto il coraggio di dire ai miei bambini che il teatro diventerà forse un supermercato. E non voglio dire loro che Elisabetta Milani e Giovanni Lucini da mesi stanno cercando una soluzione, che hanno trovato molte porte chiuse, molta indifferenza, che il Comune di Milano non ha risposto.
Da mesi la compagnia di teatro per ragazzi migliore di Milano (e questo non sono solo io a dirlo) è senza un  tetto. I cappuccetti rossi, i nasi dei tre porcellini, le orecchie del Gatto con gli Stivali, il piffero del Pifferaio di Hamelin e le ghiande che i bambini stringevano aspettando il loro turno, perchè se ti consegnano una ghianda significa che verrà il turno delle ghiande e tu farai la tua parte. E’ tutto chiuso in delle casse, in attesa di risposte.
Questo non voglio dirlo a Martina, che pochi giorni fa mi ha chiesto cos’è la politica, cos’è un sindaco.
Le ho detto che la politica è amministrare bene le cose che sono di tutti: non solo il denaro, non solo le risorse ma anche il talento e il tempo. Stiamo sprecando tempo e talento, e non abbiamo nulla di più prezioso. Cosa dico ai miei bambini?
Stiamo insegnando loro ad essere attori, non solo spettatori, a partecipare, a diventare protagonisti del loro futuro e della loro città. E vorrei tanto poter dire loro che abbiamo scritto al Sindaco e ai suoi aiutanti e che cercherà uno spazio per la Casa delle Storie, per loro e per le centinaia di bambini (e genitori) che in questi anni hanno vissuto, per una volta, dentro una favola.
Non si tratta solo di favole, di bambini che fanno domande, di teatri che chiudono, si tratta di difendere quel che di buono rimane, difendere Milano e consegnarla ai bambini un po’ più ricca. Aspettiamo una risposta.
Buon lavoro,
Antonella

Lettera inviata il 25 gennaio 2013 al Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, all’Assessore all Cultura Stefano Boeri e alla Direttrice Generale Cultura Giulia Amato.

Questa la pagina Facebook de La casa delle Storie https://www.facebook.com/CasaDelleStorie, se volete aiutarmi a dare un più voce a questo appello, se non altro per avere una risposta, condividete.
Comments
2 Risposte to “Una lettera al sindaco Giuliano Piasapia e all’assessore Stefano Boeri”
  1. Donald Y. Wilson ha detto:

    Volevo raccontarvi che finalmente, dopo tanti mesi di attesa, hanno assegnato un posto (tramite ASL) di ippoterapia a nostro figlio. Visto che la sanità qui non riconosce come patologia vera e propria l’ADHD, il motivo di questa prescrizione è stata la neurofibromatosi di cui è affetto, ma la nostra cara dottoressa di Monaco mi ha assicurato che gli farà molto bene anche sotto l’aspetto dell’ADHD, in quanto è costretto – in via giocosa – a relazionarsi con il cavallo, a imparare di prevedere le reazioni che le sue azioni provocheranno sul cavallo e a imparare determinate regole, se vuole che il cavallo faccia quello che vuole lui. Deve imparare che il cavallo non ama che gli si scorazza come un pazzo intorno alle gambe, ecc.ecc. E’ una forma di rispetto che va imparata! Va due volte la settimana, sempre per 50 minuti circa. Inizialmente una volontaria guidava il cavallo e la terapista gli faceva prima prendere confidenza con questo animale (che è sempre lo stesso) e poi gli faceva fare delle ginnastiche usando una palla per migliorare l’equilibrio e abituarlo a reggersi in groppa. Le ultime due volte invece è lui da solo a poter condurre il cavallo tenendo lui le redini e l’obiettivo è di fare – sempre andando al passo – dei percorsi che la terapista gli dice di fare. Piccoli slalom, a destra, dritto, poi a sinistra – e lui è felicissimo di questa cosa.

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