Una mamma mai content. Memo per me e per le altre.

Sono giorni (settimane, mesi?) difficili. Capita. Soprattutto a una mai contenta.

La sensazione di non essere mai  abbastanza. Non abbasanza per i bambini, non abbastanza per il lavoro, non abbastanza per mio marito e, anche, non abbastanza per me. Il tempo che corre, le cose che fuggono e sfuggono. Il senso di colpa. L’inquietudine che mi genera questo non riuscire a fare tutto anche quando so benissimo che fare tutto non si può.

Ieri ho finito la mia rassegna quotidiana del mattino (il lato positivo di  80 minuti in metrò) con un bel pianto liberatorio. Sull’Huffington Post ho letto questa confessione di una mamma molto lontana ma molto vicina, che ha sviscerato alcuni dei pensieri e dei sentimenti che in queste settimane non ho tirato fuori.

E poi mi è tornata alla mente quest’“intervista” che un’amica mi ha chiesto per il blog che cura qualche mese fa, e che quando me l’ha chiesto mi son sentita la persona meno adatta a dare consigli. Eppure oggi mi è servito rileggerla. Ne copio qui un pezzetto.

“Se hai bisogno d’aiuto?
Chiedilo, ma non alle persone troppo vicine. Cerca aiuto nelle persone e nelle storie che senti “affini”, nelle madri, nelle storie che senti non tanto fisicamente quanto empaticamente vicine.
Io ho trovato più aiuto tra le pagine di un libro e di un blog, di persone che non conoscevo ma ho sentito vicinissime. Ce n’è uno che per me è stato più prezioso di mille consigli delle mille persone che mi circondavano ma che non riuscivano a trovare le parole giuste. Io le ho trovate in un piccolo libro di storie che ho regalato a tutte le madri che ho incontrato la cui prefazione rileggo nei momenti di sconforto:
“Cosa sia una “buona madre” lo decidono gli altri. Il coro. Lo sguardo che approva e che rimprovera. Quelli che sanno sempre cosa si fa e cosa no. Cosa è giusto, saggio, utile. Quelli che dicono “è la natura, è così”: devi avere pazienza, assecondare i ritmi, provare tenerezza, dedicarti. Se ti senti affondare è perché sei inadeguata. Se soffochi è perché non hai gli strumenti della maturità. Se i figli non vengono devi rassegnarti: non accanirti, non insistere. Si vede che non eri fatta per essere madre. Se non ne hai voluti devi avere in fondo qualcosa che non va. Se non hai nessuno vicino che voglia farne con te è perché non l’hai trovato, sei stata troppo esigente, forse troppo inquieta. Se preferisci il lavoro allora cosa pretendi. Se non ci sei mai che ne sarà di tuo figlio, se gli stai sempre addosso come potrà rendersi autonomo. Se ti stanca sei depressa, se ti fa impazzire sei un mostro. Se hai un padre ingombrante, una madre assente, se sei sopraffatta dalla loro presenza o se sei orfana; se la maternità non ti invade naturalmente e spontaneamente come un raggio di luce, se non ti cambia i connotati rendendoti nutrice solare improvvisamente dedita e paziente: ecco, allora è chiaro che non hai l’istinto giusto. Sei inadatta, sei contro natura. Colpevole, a pensarci bene. Una cattiva madre.”
Una madre lo sa di Concita de Gregorio

Non potrai fare a meno di…
Fare un viaggio. Un viaggio nella tua infanzia per andare a fare due chiacchiere con la bambina che sei stata. E capire tante, tante cose della tua storia e di quella dei tuoi genitori, che misteriosamente non ti si erano rivelate prima. E sarà lei, la bambina che sei stata, e che sei ancora, a guidare molte delle tue scelte di madre.

Il mio motto per i momenti disperati
I miei bambini non sono miei. Non appartengono a me. I miei bambini sono due miracoli, due meraviglie piccole e perfette, non grazie a me, ma nonostante me.
Io devo solo fare in modo di non intervenire troppo, di non soffocarli, di rispettarli, di non anticipare i loro desideri, i loro sogni, i loro errori, di lasciarli correre, cadere, crescere. I bambini hanno bisogno di libertà e fiducia (questo non l’ho detto io ma una grande donna: Maria Montessori). Non sarà facile.”

E infatti non lo è per niente. Ma ogni tanto fermarsi a “leggere” fa bene. Perchè non è che le cose non le so. È che, come ha scritto un’amica “a furia di fare le cose urgenti, si finisce per non fare le cose importanti”. Memo per me, e per le altre.

 

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