Splinderama

 

Una volta mi hanno chiesto di scrivere una poesia, ed è stato panico. Un conto è scrivere una poesia che hai lì sulla punta delle dita, che è urgente, che è per te e quindi vien fuori da sola, altro conto è scrivere una poesia a comando, per un fine molto diverso.
Avrei potuto dire no, non ne sono capace. Ma avevo appena cambiato lavoro, da (pr a copy) e dovevo dimostrare di saperlo fare il mio lavoro. Ho fatto una passeggiata per sciogliermi un po’ e poi mi sono messa a googlare parole a caso in cerca di ispirazione,  di qualcosa. E quel qualcosa l’ho trovato: quel giorno ho trovato un blog che si chiamava Heartland e che, con il suo blogroll,  si è portato dietro tutti gli altri. Era il diario intimo e molto ben scritto di un ragazzo bolognese. Era già uno scrittore, anche se ancora non lo sapeva. Me lo sono stampato praticamente tutto e l’ho letto d’un fiato tornando a casa, sul metrò. Era il 2002 e non sapevo che quella scoperta mi avrebbe cambiato la vita.

Qualche settimana dopo ho scritto un articoletto appassionato e un po’ stucchevole sul blog, sulle relazioni, sulla scrittura, intitolato :“Va dove ti porta il blog” (pubblicato su “Jump” una piccola rivista indipendente di creatività digitale).

 

E qualche mese dopo ho aperto il mio blog, che compirebbe nove anni se Splinder non chiudesse tra pochi giorni.

Su Splinder abitavano anche la maggior parte dei miei preferiti di allora: Personalità Confusa che c’è ancora, anche se è diventato maschio, Rillo, poeta immobiliare, Briciolanelatte, una favola al giorno per anni, La Pizia che si è stancata di guardarsi l’ombelico e ha chiuso il suo bel blog, Luisa Carrada, con il suo indispensabile Il mestiere di scrivere, molti altri “splinderiani” che ho perso e molti che ho poi ritrovato: @semerssuaq, @zioburp, @forbiceverde.

Oggi per me, e non solo per me, “splinderiano” è qualcuno per cui lo scrivere e il bloggare sono legati alla memoria, alla curiosità, alla sperimentazione, al tener traccia, al racconto e all’identità. Qualcuno che ama la scrittura e ama indagare la natura della relazione che nasce online: connessione di parole, di cuori e di cervelli. Non importava chi eri, come ti chiamavi, se eri maschio  o femmina, che lavoro facevi. Importava cosa e come scrivevi.

Poi molti si sono stancati, altri con l’avvento dei socialcosi  han fatto dello scrivere online e della content curation il proprio lavoro. Per molti, me compresa, è stato un passaggio naturale.

E niente, grazie Splinder. Mi dispiace che tu non ce l’abbia fatta, che tu non sia riuscito a sfruttare questa nostalgia da “comeravamo” che non sento solo io, e a far fruttare quell’identità di “solo parole” che racconta bene @zioburp, splinderiano doc, in questo in questo bel post.

Lanto (una pessima memoria) dalla settimana prossima non ci sarà più.  Magari ne farò un libretto per i miei nipotini :)

L’articoletto  si chiudeva così:

 

 

 

 

E voi altri blogger del decennio scorso dove siete? Dove vi ha portato il blog?

 

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    Comments
    4 Risposte to “Splinderama”
    1. giuliana scrive:

      sai cosa? io non ho mai avuto una residenza su splinder. quando ho iniziato, nel 2006, blogger andava per la maggiore e io, che sono una molto mainstream, ho seguito. però la mia formazione è stata su quelli che lo zio chiama “i blogghini di splinder”. quelli che semplicemente raccontavano.
      che poi a dir la verità all’epoca un blog era la quadratura del cerchio tra la chat e il sito: dicevi quello che volevi ma non se ne volava via, che meraviglia! talmente tanto meravigliosa, questa meraviglia, che non esistevano i “blog professionali”, che sono arrivati giusto un po’ dopo, il tempo di smaltire la sbornia. e il merito di questa meraviglia è stato di splinder.
      peccato, sì.
      (ma io mi sono chiesta un sacco di volte: come si fa a chiudere un blog? non sarà come amputarsi un braccio, sentire dopo ancora il caldo e il freddo dell’arto fantasma? cosa si prova? beh, direi che hai risposto)

    2. zio burp scrive:

      Ok, mi piace un sacco questo post, sono contento di essere citato qui. SNIFF. Appena mi riprendo e metto via il fazzoletto, magari torno a rispondere alla domanda su dove siamo finiti. Grazie Anto :-)

    3. Antonella Peschechera scrive:

      che non eri su splinder è un dettaglio, dai ;-) . Sei splinderiana. Sì. Sì.

    4. sonia scrive:

      in ricordo di quell’anno: il 2002….

      Crocevia di volti,
      di scarpe e di cappelli,
      di sbadigli, di giornali, di ombrelli,
      di lingue di sangue di parole,
      di sguardi di cuori,
      di sporte, di colori.

      Clown e musicisti.
      Ballerine e scippatori.
      Pinguini e sognatori.
      Viaggiatori.

      E ognuno si prepara,
      tavolozza in mano,
      a dipingere il suo sguardo quotidiano.

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