Noi, i nostri figli e la rete

loobyluIeri ero qui al primo aperitivo di Vodafone Time per la presentazione di In Famiglia, a raccontare di come i miei figli, e io, viviamo la tecnologia. Delle opportunità, delle differenze, delle paure.

Il tema del rapporto tra noi, i nostri figli e la tecnologia a me sta molto a cuore. Perchè la tecnologia e la rete mi hanno cambiato la vita. Sul serio. Senza internet non sarei quello che sono, non farei il lavoro che faccio. E sarei anche una madre diversa.

La conversazione ieri è stata bella, ricca, stimolante, e ovviamente non si riesce a dire tutto. A questo serve la rete, a far continuare le conversazioni interessanti. E poi invitata insieme a me c’era la bravissima Lia Celi, che ha detto tutto quello che avrei voluto dire, ma meglio. E  a volte è così bello ascoltare.

E’ stato bello anche prepararsi, ripercorrere la strada che mi ha portato qui: dal mio primo toshiba portatile e da quell’estate persa  a giocare a Tetris, ad oggi. Quella la racconto un’altra volta però.

I miei bambini, anche se molto piccoli, usano, amano, sono molto disinvolti con la tecnologia. Sono nativi: cioè non si pongono il problema, agiscono e agiscono bene al primo colpo. E a me, che nativa non sono, che ho dovuto conquistarmela la cultura digitale, questa cosa piace. So che dovrò limitare il tempo, in futuro, perchè certe cose (e lo so per esperienza personale) possono dare dipendenza e farti perdere un sacco di tempo. Ma anche questo serve: perdersi e poi ritrovarsi. Imparare a concentrarsi.Fare degli errori. Prendere il meglio e ignorare il resto.

Ai miei figli  non sto insegnando:
– ad usare la tecnologia mi sono accorta che sanno già farlo!
– a considerare gli oggetti tecnologici oggetti sacri  (sono strumenti, devono rispettarli, ma do tranquillamente l’iphone al mio bimbo di due anni: mi fido di lui, so che non lo lancerà dalla finestra ne lo puccerà nel latte. Lo so perchè lui osserva noi e io l’ho osservato: sa che non è in giocattolo, sa che se cade si può rompere, eppure è caduto molte più volte a me.

– ad avere paura. Gli insegnerò che ovunque ci sono opportunità e anche insidie. Dovranno avere le antenninte sempre dritte

Ai miei figli sto insegnando:
– che la fuori c’è un mondo: la natura, gli amici.

– che nella vita devono accrescere se stessi, sempre.
– che internet è preziosa, per accrescere se stessi.
– che tutto è gioco,  e che il gioco è una cosa seria
– che bisogna essere responsabili: a 2 come a 20 anni.
– che il tempo è prezioso. Ci si può anche perdere per un po’, ma per un po’.

Quando saranno in grado di attraversare da soli la strada di una grande città, allora saranno in grado di navigare da soli.  In entrambi i casi nessuna madre può eliminare dalla vita del proprio figlio il pericolo. Dobbiamo imparare a conviverci, e nel frattempo insegnare loro come e perchè è necessario attraversare la strada, prenderli per mano, attraversare insieme tante e tante volte. Renderli consapevoli dei rischi (in rete e in strada) senza spaventarli, senza iperproteggerli, senza minare la loro fiducia nel mondo.

Lia Celi diceva, a ragione, che gli angoli oscuri sono ovunque, anche nel comodino dello zio. Il meglio che possiamo fare è dotare i nostri figli di una torcia e lasciarli andare. E’ sulla torcia che dobbiamo lavorare. Non voglio spiarli. Non voglio vietare.Voglio educarli alla libertà. Non voglio (e non posso) bloccare il traffico per farli attraversare.

Tutto questo non sarà per niente facile.E ne ho avuto la prova questa mattina, quando ho trovato questo commento di Paola al mio post di ieri sulle colpe di Facebook. Lei ce l’ha già un figlio dodicenne, e una cosa è immaginare il futuro, altra è viverlo. Quindi mi piacerebbe lasciare a lei, se e quando vuole, la parola.

“La colpa di Facebook è che cancella ogni colpa, è una zona franca dove tutto è permesso. E’ uno strumento potente che permette comunicazione, condivisione, cultura e vicinanza tra le persone, ma che in mano a gente senza ‘cultura di facebook’ diventa uno strumento gretto, dove dodicenni frustrati insultano pesantemente e gratuitamente i coetanei nascondendosi dietro uno schermo e dove adolescenti ‘perbene’ tirano fuori il loro lato peggiore. Ovvio che la colpa ricade su Facebook piovendo dalle spalle di genitori assenti o ignoranti, ma a mio avviso il non avere regole, per un mondo reale o virtuale che sia, è intrinsecamente una colpa.”

(continua)

Comments
7 Risposte to “Noi, i nostri figli e la rete”
  1. Mamma Imperfetta ha detto:

    Mi è dispiaciuto non poter partecipare e ho letto questo post con avidità.

  2. francesco crupi ha detto:

    progetto @mici in rete-
    progetto didattico: internet…..niente paura!
    penso che sia molto bello…..ogni tanto “ascoltare”
    grazie fc

  3. Antonella Peschechera ha detto:

    Una bella riflessione a proposito di adolescenza e rete http://lab.vodafone.it/blog/2011/06/23/alla-fine/

  4. DanilaAr ha detto:

    Ciao Antonella, mi piace il tuo post e condivido ciò che dici su ciò che stai insegnando e non insegnando.
    A volte mi metto nei panni delle amiche/mamme meno “internettiane” e vedo quanta paura hanno a permettere ai figli quasi adolescenti l’utilizzo di internet, oltretutto che i cosidetti “nativi digitali” riescono a fare qualsiasi cosa in barba a tutti!
    Il problema è l’educazione al corretto utilizzo, diventare “social smart”, ti posto questo link ad un articolo che ho apprezzato molto.
    http://socialmediatoday.com/brandsprout/330622/open-letter-teens-re-social-media
    D

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  1. […] L’articolo è un capitolo tratto dal libro di Massimo Mantellini “La vista da qui. Appunti per un’Internet Italiana”, che sto leggendo. Voglio e devo fare qualcosa: ho l’urgenza, alcune idee e due bambini che stanno crescendo troppo in fretta. […]



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