Raccontare storie: Domestic Landscapes

“Le persone e le case che ritraggo nelle mi fotografie sanno ancora che gusto devono avere le cose e come devono essere fatte. Conoscono il valore del tempo e del riposo e il valore della ciclicità del giorno e delle stagioni”

Quelle di Bert Teunissen e dei suoi Domestic Landascapes sono le più belle storie senza parole che io abbia mai letto. Sono storie di volti, di ambienti e di persone invecchiate insieme alle loro case. Ritratti di un mondo contadino che ci appartengono, anche se pensiamo di no. Padre Pio, il letto in cucina, la porta a soffietto, il fucile appeso in bella mostra, rosari, stufe, tovaglie cerate, dita e pavimenti consumati, ritratti in bianco e nero di cari morti un secolo fa sempre lì sul comò, accanto ad una madonna, o una candela.

Domestic Landscapes è un progetto necessario e anche urgente: un ultimo scatto a quella parte della nostra identità e della nostra cultura che stiamo perdendo. Stiamo perdendo i volti, i ricordi, i gesti, le cucine  e le storie delle persone semplici che lui sta fotografando in giro per l’Europa. Tra qualche anno non ci saranno più. Non ci saranno più ricordi di guerre mondiali, non ci saranno più racconti rocamboleschi di fughe e di corse senza scarpe, di infanzie senza TV. Non ci saranno più almeno qui. Ma ci saranno questi scatti pieni di luce e di memoria che ai mei figli racconteranno meglio di me di un paese che non c’è più, a cui devono tutto.

Raccontare storie per me è anche, e soprattutto, questo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Comments
2 Risposte to “Raccontare storie: Domestic Landscapes”
  1. lallodola ha detto:

    è bello leggere i tuoi post, hanno il profumo di casa e di poesia.
    Questo in particolare mi colpisce, mi emoziona e mi porta indietro nel tempo.
    E mi rivedo seduta in cucina con mia nonna, la mia storia e la mia memoria.
    Insieme ai miei racconti, doverosi, farò vedere anche queste foto a mio figlio: hai ragione a dire che raccontano meglio delle parole.

  2. Antonella ha detto:

    grazie lallodola. Non avresti potuto farmi un complimento più bello

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